FINESTRE ROTTE.
Esercizio per la mente. Torniamo al 2022, ancora in periodo Covid.
Pubblico una riflessione sulla vaccinazione e si accendono gli animi: chi sta di qua, chi sta di là.
Alla fine giungo a questa considerazione che voglio condividere con te.
C’è poco da fare. Appena nomini la parola vaccino gli animi si accendono. E non importa il contenuto di ciò che scrivi, perché al solo leggere quel termine scatta, il più delle volte, la propria proiezione della realtà e si verifica una sorta di transfer emotivo nei confronti di scrive.
Tradotto: riprendi ciò che credi giusto/sbagliato, vero/falso, buono/cattivo di quanto ti è successo e lo catapulti sul presente. È un meccanismo delicato e non si finisce mai di imparare.
Nei mesi scorsi infatti ho appreso molto anch’io e come spesso accade, soprattutto da chi mi ha dato contro.
Significa che ho ancora del lavoro da fare e se il messaggio che invio non viene colto (anche se nella stragrande maggioranza dei casi questo avviene) posso fare di meglio, consapevole che ci sarà sempre qualcuno che avrà un punto di vista almeno un po’ diverso dal mio, e che in quel po’ potrebbe sentirsi toccato direttamente.
Detto questo, al termine delle due pubblicazioni fatte circa l’argomento sopracitato, sono giunto ad alcune riflessioni importanti che credo possano tornare utili a più di qualcuno.

Immaginate che il governo pubblichi una statistica nella quale si dimostra una correlazione tra livello di reddito e livello di criminalità. Infatti, dai dati resi pubblici, appare evidente che bassi livelli di reddito (povertà) facciano registrare alti livelli di criminalità: furti, rapine e, in alcuni casi, omicidi. Inoltre le ricerche dimostrano come ambienti “sporchi” o degradati portino le persone ad avere comportamenti deviati rispetto alle regole, al buon comportamento, alla pacifica convivenza (potete leggervi le pubblicazioni di HBR, in particolare l’esperimento “broken windows” condotto da Wilson & Kelling).
Per far fronte a questa particolare situazione il governo chiede un contributo da parte di tutti. Non importa se vivi in un bel quartiere super-sicuro o se vivi ai margini di una periferia iper-pericolosa.
Nello specifico viene richiesto di dare il 10% del proprio stipendio mensile per tre mesi consecutivi allo Stato affinché destini questi soldi a chi non sta lavorando.
L’argomentazione è che se si daranno i soldi raccolti a quelle persone, queste smetteranno di fare dei crimini (con un po’ di fantasia ammettiamo che questo avvenga nel 97% dei casi).
La sicurezza e l’equità sociale dovrebbero essere di per sé due valori forti, in grado di smuovere gli animi, almeno per una parte della popolazione.
I cittadini sono liberi di donare oppure no. Ma se non donano non potranno lavorare per tre mesi e non riceveranno alcun sussidio.
Secondo voi, cosa accadrà?
Doneranno il 10% a chi non conoscono oppure no?
Lo faranno a cuor leggerlo oppure no?
Tra le persone che doneranno ci sarà qualcuno che lo avrà fatto per mantenersi il lavoro in quei tre mesi oppure no?
La scelta fatta dal singolo potrà darvi qualche indicazione sulle sue reali motivazioni oppure no?
Ci sarà qualcuno che protesterà oppure no?
La protesta apparirà “giusta” oppure no?

Se vi va di rispondere, basatevi solo su ciò che c’è scritto. La riflessione è fine a se stessa e ci darà modo di avere un confronto sano, aperto e accogliente nelle riflessioni di tutti, pro o contro che siano. Inoltre, essendo il tutto basato su un caso ipotetico, che non ci tocca ancora da vicino ma che potrebbe verificarsi (la ricerca broken windows è invece reale), dovrebbe favorire un dialogo più costruttivo. Ma seppure si tratti di pura fantasia, se riusciamo su un argomento delicato come il denaro a essere gentili allora ci sarà ancora una possibilità che possiamo esserlo, in futuro, anche su altre questioni.
Grazie a tutti coloro che vorranno partecipare, con gentilezza.