Troppo spesso vedo ragazz* acces* dal sogno e che dopo un paio di mesi hanno già gli occhi spenti. Ti sei chiesto perché? Perché a volte i tuoi collaboratori si spengono?
Guarda un po’ qui e immagina di essere un giocatore di tennis. Immagina di essere Nadal e di giocare con il sottoscritto, una vera schiappa. Il tuo livello di competenza (abilità) è elevatissimo e la difficoltà nel giocare contro di me è quasi nulla. Risultato? Vince la noia, non ti diverti e non impari.
Ora invece immagina di essere te stesso e di giocare contro di me, che sono Nadal. Le tue abilità nei miei confronti sono bassissime mentre elevatissimo è il livello di difficoltà. Cosa accade? Non vedi nemmeno una pallina; frustrazione, non impari e non ti diverti.

Ora sai perché i tuoi collaboratori si spengono. Perché vivono la noia o la frustrazione.
Cioè fanno cose troppo semplici e poco stimolanti oppure i compiti assegnati e le pretese sono troppo elevate per le loro competenze attuali.
Cosa fare? Muoversi nel flow, in quel giusto mix di competenza e difficoltà che permette di imparare, di crescere, di trovare stimoli intrinsechi.
Que* ragazz* che compongono la tua squadra non sono te, ma hanno bisogno di te. Se fossero come te farebbero quello che fai tu (forse ora avrai la tentazione di dire “magari”). Ma se facessero quello che fai tu, oggi, non sarebbero parte della tua squadra, ma parte della tua concorrenza. Per questo è il caso di capire la differenza di ruoli, di desideri, di priorità.
Questi ragazzi hanno bisogno di sentirsi apprezzati, sentirsi utili alla causa. Non come alcuni studenti – chissà se eri uno tra questi – cui i professori, il primo giorno di scuola, dicono (davanti a tutta la classe): “siete troppi, vi diminuiremo” o che alla prima verifica sbagliata sentenziano “siete dei buoni a nulla”.
Ma vuoi essere un “insegnante[1]” così?

In quest’epoca si parla molto di persone, ma si parla poco con le persone.
Quanti colloqui one-to-one hai schedulato in agenda nei prossimi quindici giorni?
Quante riunioni di condivisione dei risultati dell’ultimo mese e delle proiezioni di breve e medio termine hai fatto nell’ultimo anno?
Quando è che ti sei seduto l’ultima volta a tavola con un tuo collaboratore e guardandolo negli occhi gli hai chiesto: “sei felice di lavorare con me?”
Domande scomode, perché anche le aziende che, più di altre, parlano di persone, fanno poco, pochissimo di concreto per instaurare un dialogo aperto, costruttivo e potenziante con loro.
Fai qualcosa di diverso: resta nel flow.
[1] “Come si fa ad appassionarsi alle materie scolastiche se i professori sono i primi a non crederci?” Penso che questa sia una delle domande più frequenti: cercano testimoni della bellezza, non insegnanti senza fede nella bellezza. D’Avenia, Alessandro. L’arte di essere fragili: Come Leopardi può salvarti, Mondadori.