Open Space (ma va…)
Open Space. Spazio aperto. Per anni si è discusso se fosse più o meno funzionale a rendere più efficienti le performance lavorative.
Esperti più o meno titolati hanno detto la loro e la loro l’hanno detta anche quelli che, più esperti, non approfondiscono e si basano sulle opinioni altrui.

Ecco, se hai letto già i miei articoli, sai bene qual è il mio approccio: prendo un’informazione, la verifico, la verifico nuovamente e la metto in discussione. E poi scrivo ciò che penso.
Quindi, siccome qualche settimana fa mi è capitato di discutere con un mio cliente circa l’opportunità di spostare alcune persone in uffici diversi, mi è stato chiesto: “E se nella nuova sede creassimo un open space?”
Basandomi sulla mia esperienza diretta, ho trovato sia aziende che hanno sposato questa tendenza, sia aziende che l’hanno completamente evitata. Alcune si sono situate nel mezzo, e questo ve lo dico perché credo sia importante che anche voi possiate farvi un’idea, visto che al lavoro ci passate un bel po’ di ore al giorno.
Quindi, al di là delle idee di ognuno che meritano rispetto e ascolto, ecco cosa ci dice una ricerca svolta dalla Cornell University.
Preso un gruppo di persone, queste sono state divise in due gruppi. Uno ha lavorato in un ambiente tranquillo e silenzioso, mentre l’altro in un open space, nel quale l’ambiente era più rumoroso del 50%. Infatti, vi era il rumore delle dita che battevano sulle tastiere dei PC, i telefoni che squillavano sulle scrivanie, persone che parlavano tra loro, ecc…
Le persone che si sono trovate a lavorare nell’open space più rumoroso rispetto all’ambiente in cui lavorava il primo gruppo hanno riferito, convinte, di non sentirsi più stressate rispetto ai colleghi che stavano lavorando nell’ufficio silenzioso. Ma cosa hanno dimostrato i dati rilevati dalla Cornell University?
Esattamente il contrario: le persone nell’open space producevano quantità significativamente maggiori di cortisolo e adrenalina, rivelandosi meno produttive e meno motivate rispetto ai colleghi del gruppo uno che avevano avuto la possibilità di dividersi in uffici più silenziosi.

Altri hanno svolto ricerche analoghe, tra i quali Hopman e il CDC (Centers for Disease Control and Prevention), e sono giunti a questa importante considerazione: il cervello, nel silenzio, si calma e si rigenera. E non serve necessariamente stare all’aria aperta (anche qui le ricerche esistono e ci aiutano a capire quanto sia necessario passare del tempo in natura) perché anche in casa il silenzio produce lo stesso effetto: 2 ore di silenzio al giorno generano la produzione di cellule che prevengono la depressione.
Quindi open space o…
Arrivederci al mese prossimo.