L’azienda è un luogo dove le persone che la compongono dovrebbero trovare risposte, a patto che le domande siano quelle utili a migliorare la situazione in cui ognuno si trova: un progetto, un nuovo inserimento, un avanzamento, giusto per citarne tre.
E quindi perché spesso si fatica a trovare le risposte? Perché le domande non sono qualitativamente valide.
Ma lo hai capito che le vere risposte sono le domande?
Forse è arrivato il tempo di trasformare i limiti in nuove opportunità in modo da esprimere a pieno il proprio potenziale. Come? Riducendo le distanze tra la visione miope di chi crede di sapere già e il desiderio di essere ascoltato di chi vuole imparare.

Forse è arrivato il momento di smettere di pensare ai propri dipendenti come ologrammi senza fragilità e paure, perché di questo ogni uomo è fatto: di fragilità e di paure. E nostro compito, non solo tuo, ma anche mio, è aiutarli per aiutarci. Questo significa essere autentici. Come riuscirci? Zero finzione, infinita coerenza.
Forse è arrivata l’epoca dell’usare l’energia rinnovabile di quei talenti che hai a disposizione per 40-50 ore a settimana anziché disperderla nel nulla di innumerevoli rimproveri, accuse ed etichettature. Come farlo? Assegnando progetti stimolanti, e raggiungibili, professionali e di vita quotidiana.
Le passioni si risvegliano a contatto con il fuoco, non con le istruzioni per accenderlo. Soprattutto con questa generazione “veloce”, perché le istruzioni non si leggono più, ma ci si vuole mettere subito in gioco.
Altro che “Fai questo, fai quello, sei un incapace, se lo faccio io lo faccio meglio…”
Ecco, quel fuoco di cui parlo è il tuo.
Sai entusiasmare i tuoi collaboratori? E i tuoi manager, leader, team leader o chiamali come vuoi, trasmettono passione, amore, curiosità nel reparto?

“Campione è quel giocatore che vede autostrade dove gli altri vedono solo stretti sentieri.” Più o meno quel che diceva Boskov parlando di Gullit[1]!
Quando osservi i tuoi collaboratori dovresti avere negli occhi la stessa meraviglia che si prova quando ci si sveglia al mattino e si apre la finestra di una baita in montagna, la stessa che fa spalancare la bocca ai bambini la notte di Natale, la stessa di quando hai ottenuto il tuo primo successo.
“Non conosce fatica l’uomo che lavora con passione e per la passione” diceva qualcuno.
Considerando che la crescita non è mai lineare ma è fatta di accelerazioni, frenate, tumulti e riprese, bisognerebbe riconsiderare la performance in modo più continuo anziché in una forma così statica tanto da essere bloccata anziché misurata.
Tieni a mente però che ad alcune persone manca l’esperienza per comprendere l’intero sistema azienda. Infatti per alcuni dei tuoi collaboratori è come quella bambina che crede che le uova nascano sugli scaffali del supermercato perché non ha mai visto una gallina vera, un pollaio, le uova ancora calde appena nate.
Tienilo a mente la prossima volta che rimproveri uno dei tuoi: quale pezzo di esperienza gli manca e che tu gli puoi dare per renderlo più esperto?
Immagina di avere al tuo servizio un team esperto e chiediti perché farebbe quella determinata scelta, come la porterebbe avanti, cosa farebbe concretamente per realizzarla. Poi chiediti quanti, all’interno di quel team hanno quella competenza e quell’attitudine.
E chi non ha l’una o l’altra? In questo caso chiediti di che cosa hanno bisogno per svilupparla. Parla con loro, chiedi cosa gli serve, cosa potresti fare tu per renderlo possibile. Bel cambio di paradigma.
[1] Ruud Gullit (Amsterdam, 1º settembre 1962), è un allenatore di calcio ed ex calciatore olandese, di ruolo centrocampista o attaccante, campione d’Europa con la nazionale olandese nel 1988. Insignito del Pallone d’oro 1987, è ritenuto uno dei migliori centrocampisti offensivi nella storia del calcio.