Se dico maratona, a cosa pensi?
Ma sei matto? Correre per 42 km?
42? Una passeggiata per chi ne fa 100!
Andiamo al sodo: per qualcuno è una cosa impossibile, mentre per altri è quasi una cosa normale (pensa agli ultrarunner o ai professionisti), ma se togliamo gli estremi credo sia verosimile affermare che correre una maratona in meno di 4 ore sia mediamente da considerarsi una delle cose difficili.
Ora, al netto del fatto che vi sono numerosissimi studi che lo dimostrano, le persone riescono a dare il meglio (fisicamente, mentalmente e spiritualmente) dopo aver sperimentato il disagio, soprattutto se il disagio è simile a quello al quale si esponevano i nostri antenati.

Calma: i nostri antenati facevano le maratone? È questo che mi stai dicendo?
No e sì. Seguimi un attimo. La maratona deve il suo nome (e la sua distanza) a un avvenimento accaduto nel 490 a.C. quando Filippide corse da Maratona ad Atene per annunciare la vittoria ateniese sui persiani, mentre la prima maratona ai Giochi Olimpici si è corsa per la prima volta nel 1896. Eppure, 42 chilometri sono la distanza che giornalmente, secondo alcuni storici, percorrevano i nostri antenati per procurarsi il cibo. Sarà un caso?
Così scrive Elliot: “Nel corso dell’evoluzione della nostra specie, durata centinaia di migliaia di anni, era essenziale per la nostra sopravvivenza compiere continuamente cose difficili. Eravamo sempre esposti a sfide. E tutto ciò non prevedeva alcuna rete di sicurezza. Queste sfide potevano riguardare la caccia, l’acquisizione di ulteriori risorse per la tribù, lo spostamento dagli accampamenti estivi a quelli adatti per svernare e così via.
Ogni volta che affrontavamo una di queste sfide, imparavamo qualcosa in merito al nostro potenziale.”Durante la nostra evoluzione abbiamo cercato il comfort: sicurezza, abbondanza, pochi sforzi. E abbiamo sempre compiuto questa ricerca, soltanto che qualche migliaio di anni fa il comfort ottenuto era di brevissima durata perché il mondo in cui vivevamo era ostile e imprevedibile e un comfort come una grotta in cui dormire era necessario per garantire la sopravvivenza della specie.

Oggi l’ambiente intorno a noi è per lo più stabile e sicuro ed è quindi cambiato notevolmente rispetto al passato. Il nostro cervello, invece, è rimasto pressoché invariato.
Oggi possiamo sopravvivere senza dover affrontare le sfide, quelle cose difficili che compivano i nostri antenati, e questo non ci espone più a quel cambiamento, al miglioramento fisico, mentale e spirituale, a quelle situazioni che facevano emergere le nostre doti straordinarie.
Oggi la maggior parte di noi vive in un “cerchio” confortevole che si è creato accontentandosi o fingendo di stare bene fino al momento in cui qualcosa accade dentro. E stride. Quel rumore assume forme diverse: una relazione, un lavoro, una casa…Perché siamo alla ricerca di qualcosa di vitale, un qualcosa che spesso ritroviamo nelle cose difficili che ci fanno uscire dal cerchio del comfort, proprio come correre una maratona, per esempio.
Ma non solo. Se ti sarà capitato di camminare in mezzo alla natura, in montagna o tra i boschi, avrai sicuramente sperimentato quel senso di benessere interiore. Una sorta di riconnessione con una dimensione più profonda.
Negli ultimi anni ci sono moltissime persone che decidono di affrontare sfide in mezzo alla natura, che sia una corsa o un qualcosa di diverso, e il motivo non risiede nella follia di questi uomini/donne impavidi ma nel bisogno intrinseco di fare cose difficili. Per sentirsi vivi. Per sentirsi presenti. Per sentirsi a proprio agio provando disagio.

Quindi, la prossima volta che vedrai qualcuno correre fino allo stremo o qualcun altro avventurarsi in un percorso impervio o cimentarsi in qualche sfida, non giudicarlo. Magari ha solo ascoltato quel richiamo, quella chiamata che ci ha fatto evolvere fino a qui. Quella chiamata che, se continuerai a rifiutare, ti porterà ad affossarti in un divano confortevole. Forse ti apparirà comodo, ma qual è il prezzo da pagare?
Esci, corri all’aria aperta, fatica un po’. Fai cose difficili ed espandi la tua area di comfort. Ne vale la pena. Per evolverci ancora.