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Luca Novello

H2H COACH | Conoscere, capire, agire concretamente per ottenere risultati  | luca@lucanovello.it

Un runner è uno che corre, per definizione.

Da 10 anni corro anch’io regolarmente, mi alleno con metodo da 4 anni e gareggio su varie distanze. Non sempre va bene, qualche volta è andata davvero male. Poi per carità, andare bene o male è un discorso molto soggettivo dato che non puoi aver la meglio con i professionisti quando tu sei giusto un amatore, magari di buon livello ma quello rimani: uno che ama lo sport, ma non è il tuo mestiere.

Allora per chi corre come me, spesso, la gara è con se stessi.

 

Da più di 10 anni lavoro nelle aziende e per le aziende, con le persone e per le persone. Lo faccio soprattutto in ottica HR per cui mi capita di fare molti colloqui di selezione e vi posso riportare qui sotto la mia esperienza, che ritengo significativa perché:

  • svolgo circa 1.330 ore di formazione all’anno
  • ho effettuato negli ultimi 3 anni 622 analisi del potenziale
  • ho colloquiato circa 200 candidati nei precedenti 12 mesi

In tutta questa mole di ore lavoro con tante persone diverse ho trovato un denominatore comune: chi fa running ha una marcia in più. In generale chi fa regolarmente sport ce l’ha, ma nel caso della corsa ci sono alcune caratteristiche che mi fanno propendere verso questa attitudine.

Assumo runner se posso scegliere. Quindi al di là del titolo “corri in azienda”, che tra l’altro è parte di un progetto che ho messo in piedi e che sfrutta i benefici dello sport sul posto di lavoro, un runner, il più delle volte, ha certe caratteristiche che sono stra-utili alle organizzazioni.

 

Un runner sa cosa significa auto motivazione. Non sempre gli piace ciò che fa, ma sa che se lo fa poi starà meglio. A volte, soprattutto all’inizio, ha bisogno di qualcuno per partire, ma poi è affar suo. Magari è lui che trascina qualcun altro a iniziare. Non gli serve qualcuno che gli dica “oggi lo devi fare”: lo fa da sé.

Un runner si prepara. Che sia per allenarsi, che per andare in gara, uno che corre pianifica le proprie sessioni di allenamento, si organizza di conseguenza e non salta gli impegni. Vento e pioggia, freddo o caldo, non importa. Se c’è da corre si corre. Punto.

Un runner ha bene in mente, e non solo lì, cosa significa impegnarsi e tenere duro. Sa che la resistenza fa parte del gioco e che se resisti abbastanza qualcosa accade. Sempre.

Un runner ragiona per obiettivi. Fissa l’allenamento sul suo orologio GPS, controlla l’andamento strada facendo, e alla fine ricontrolla tutto. Sia in modo oggettivo e misurabile (i dati della sua corsa) sia a livello emotivo (ciò che ha provato).

Un runner esce dalla sua zona comfort. Magari si allena sulla stessa strada, quasi sempre, ma sa che quando arriva il giorno della gara correrà su un tracciato diverso, spesso nuovo o sconosciuto. E non si tirerà indietro per questo. Magari si prepara prima, controlla i dati del percorso ma quando si troverà lì dovrà affrontare qualcosa di nuovo.

Un runner produce endorfine e serotonina (e anche un po’ di dopamina). Cocktail giusto per eliminare il cortisolo in eccesso (stress) e creare uno stato emotivo potenziante. Allena allo stesso modo la forza di volontà che è una buona alleata per la sua motivazione.

Un runner è causativo. Sa che dipende da lui, che potrebbe incolpare il freddo o maledire il caldo, ma che non cambierebbe nulla. Che sta a lui dare il suo meglio indipendentemente dal resto. Fa accadere le cose, consapevole che non è tutto sotto il suo controllo, che certe cose dipendono da altri fattori, ma che comunque sia non ci sono scuse: deve fare tutto ciò che può fare. Non può fermare il vento o abbassare la temperatura, ma può correre.

 

In questi anni e negli oltre 20.000km percorsi non solo ho avuto la prova di quanto ho appena scritto, ma anche che se “corri in azienda” puoi fare la differenza, momenti di pausa compresi. Perché un runner sa che ci sono giorni in cui devi riposare o cambiare attività, e che anche questo fa parte del processo che permette di arrivare all’obiettivo.

Ecco perché tendo a privilegiare chi corre. Perché se quell’attitudine ce l’ha di suo, sarà molto più facile trasferirgli la competenza tecnica. E se ha già anche quella, so che quando c’è da tener duro, lui capirà.

Corri in azienda, allora. O, se ti piace di più, facciamo correre anche chi di solito cammina.