TRE MODI “SBAGLIATI” DI INTERAGIRE

Immagino tu abbia già sentito parlare di assertività. Forse qualcuno ti avrà anche spiegato cosa significa e, dunque, potresti averne una vaga idea. Meno spesso, però, vengono date indicazioni sui comportamenti relazionali inefficaci e da dove essi traggono origine.

Quindi, oggi ti voglio spiegare in modo piuttosto pratico tre modi “sbagliati” di interagire che potresti aver messo in atto o aver subito.

 

Tre modi sbagliati di interagire.

 

Il primo riguarda la passività che è un atteggiamento evasivo, sia nei confronti delle persone che degli eventi, e ha una certa tendenza a lasciare i problemi irrisolti.

Questo tipo di comportamento si manifesta con:

  • Neutralità apparente (non prendere posizione)
  • Sacrificio di sé
  • Modestia/cortesia eccessiva
  • Essere concilianti
  • Adeguarsi in modo esagerato
  • Smisurato senso di disciplina
  • Non prendere l’iniziativa
  • Lasciare decidere agli altri per se stessi
  • Non fare domande, parlare raramente

L’origine di questo tipo comportamento può nascere dal bisogno di apprezzamento, compagnia, amore, dalla paura di essere personalmente coinvolto o di essere punito. Può anche giungere da una mancanza di interesse, dal sottovalutare la situazione o da una falsa rappresentazione della realtà.

Vi è poi chi ha un atteggiamento aggressivo, il secondo dei tre modi sbagliati di interagire.

Come lo riconosci? La persona:

  • Parla a voce alta, non coglie i tempi e interrompe gli altri
  • Impone il proprio obiettivo
  • Mostra un’attitudine arrogante o sprezzante
  • Compie gesti improvvisi e repentini
  • Dimostra impazienza
  • Cerca di mettere a disagio l’altr*

L’origine di questo comportamento, secondo le ricerche, si rifà a una o più delle seguenti cause:

  • Ipersensibilità
  • Problemi personali
  • Alto livello di frustrazione in passato
  • Paura implicita dell’altro
  • Bassa o eccessiva autostima
  • Instabilità emotiva, impulsività

Ora, sia gli atteggiamenti aggressivi che quelli passivi fanno parte del nostro DNA: istintivamente scegliamo una risposta di lotta o fuga alle situazioni.

Il comportamento manipolativo, invece, è un atteggiamento appreso che spesso nasconde ciò che qualcuno sta cercando di realizzare usando mezzi subdoli per raggiungerlo.

C’è una differenza tra gli atti di comportamento manipolativi quotidiani e quelli con conseguenze più dannose.

Tutti noi – in una certa misura – abbiamo la tendenza a manipolare; per esempio dire piccole bugie “bianche”, lusingare gli altri per ottenere ciò che vogliamo o “provocare” le lacrime. Potremmo anche chiamarlo ricatto emotivo, che spesso viene imparato nei primi anni di vita quando, se piangevamo, ottenevamo attenzione, (anche se letteralmente “buttavamo i nostri giocattoli fuori dalla nostra carrozzina”).

Da adulti questo comportamento inefficace lo puoi notare in quelle persone che:

  • Nascondono il proprio scopo
  • Non dicono molto, ma usano allusioni e insinuazioni
  • Dicono cose diverse a seconda di chi è il loro interlocutore
  • Sono desiderose di elargire complimenti e lusinghe
  • Fanno girare i pettegolezzi
  • Fanno molte promesse che non mantengono
  • Non comunicano direttamente ma tramite terzi

Questo tipo di atteggiamento deriva spesso dalla falsa convinzione per cui serva dividere per comandare, che sia pericoloso dire la verità, che sia più facile agire tramite qualcun altro, che sia necessario “sapere come proteggersi” o addirittura che il fine giustifichi i mezzi.

 

 

I tre modi “sbagliati” di interagire nascondono la falsa illusione che portando essi, a volte, alcuni risultati soddisfacenti (per se stessi) nel breve periodo, possano essere efficaci. Purtroppo alla lunga questi tre tipi di comportamenti portano a delle conseguenze negative.

La passività infatti porta a sofferenza personale, amarezza e risentimento, marginalizzazione, anonimità e a ottenere risultati mediocri e una scarsa comunicazione con gli altri.

L’aggressività può spingere le persone a definire in modo errato il vero significato di successo con la conseguenza che gli altri le blocchino o le isolino, oppure le loro azioni gli si ritorcano contro, oppure sprechino un sacco di energia mentale, aumentino inutilmente il livello di stress, o, ancora, provino demotivazione sperimentando un certo isolamento sociale.

Infine la manipolazione crea una certa perdita di credibilità e fiducia, un aumento della passività e dell’aggressività negli altri, diffonde insoddisfazione e blocca la nascita del vero successo relazionale (professionale e personale): di una sana sinergia.

Ora che hai meglio compreso tre modi “sbagliati” di agire hai più strumenti per indentificarli negli altri (e in te stesso) e prendere le distanze attraverso un comportamento più efficace.

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Buon lavoro.