Una volta un reporter chiese a Ben Hogan chi possedesse il migliore swing che avesse mai visto. A quanto pare Hogan si grattò la testa, rifletté a lungo e alla fine disse: “Oh, un tizio di cui non ho mai sentito parlare in un campo pratica del North Miami Beach”. Nel golf, come nella vita, è facile restare così invischiati in un obiettivo minore, da dimenticare quello principale. (cit. T. Gallwey)

Hai mai giocato a golf? Ti è capitato almeno di vedere questo sport in tv? Oppure hai visto un campo in una qualche foto? Sono sicuro di sì e ho dedicato un bel po’ di tempo a capire cosa si nasconde dietro questo gioco.

Lo scopo del golf è semplice: devi mandare una pallina in una buca. Già, una piccola pallina bianca deve cadere in un buco nero. E a volerci vedere qualcosa di “interiore” la metafora è molto forte. Ma aspetta un attimo e sospendi il giudizio perché è molto interessante ciò che sto per svelarti.

Si diceva, una pallina bianca, colpita da una bastone, che deve attraversare un campo verde disseminato di ostacoli più o meno visibili e finire in buca. Quindi un gioco facilmente quantificabile, determinato, dove l’obiettivo è davvero ben definito: fare centro nel minor numero di tiri possibili.

Il golf viene praticato in molti paesi dove l’orientamento societario è prevalentemente finalizzato al raggiungimento di un obiettivo (USA, Giappone per esempio).

Solo con questi pochi elementi il collegamento alla vita viene spontaneo: il nostro cammino su questo mondo è disseminato di grandi o piccoli ostacoli che noi dobbiamo evitare o essere in grado di superare nel miglior modo possibile per arrivare alla nostra meta. Che ne dici? Hai la sensazione di aver letto poco più sopra lo stesso concetto? Esatto…

Torniamo allo sport. Ho scoperto che esiste una sorta di “mania” nel ricercare lo swing perfetto. Si tratta del movimento che il golfista esegue a ogni colpo per far partire la palla verso la buca colpendola con il bastone.

Funziona più o meno così. Mettiamo che hai preparato la sacca con tutti i ferri e i legni (cioè i bastoni), le palline, hai indossato i tuoi vestiti preferiti, quelli fortunati dell’ultima partita e adesso ti trovi nel mezzo della prima buca insieme al tuo caddy, cioè quel compagno che ti porta la sacca, ti suggerisce il tipo di gioco da fare e ti mette in guardia dai pericoli. Che messa giù così sembra quasi mia mamma… Eppure il caddy è qualcosa di più di questo: è un vero supporto morale per il golfista (ecco, adesso sembra il mio migliore amico).

Bene, ti trovi lì nel campo e hai già fatto tre tiri scadenti. Come? Ma non stai indossando i tuoi vestiti fortunati? E non avevi ascoltato il tuo fedele amico sul campo? O non avevi valutato tutto prima di colpire la palla? Sentila, parte la vocina interiore, quella che ti dice che stai giocando male, che il tuo swing OGGI fa schifo e che finirai la partita con uno score ridicolo. E tu che fai? Le credi.

Errore. Più o meno come nella vita, quando la giornata inizia con qualche intoppo e ti convinci che “tutto” andrà male in una sorta di profezia che si auto-avvera: certo, se continui a ripeterti che sarà un giorno di m… di certo questo non ti aiuta a farlo andare meglio. Che ne dici invece di pensare che è stata solo una serie di colpi non proprio fortunata?

Torniamo al golf. Ecco, tre tiri andati storti, troppo lunghi o troppo corti rispetto alla buca. Ecco ciò che in realtà sono: solamente tre tiri che sono finiti in una certa zona del campo. Perché questo non ti dice nulla su ciò che sarà dopo, o su ciò che sei tu.

Invece molti giocatori si lasciano influenzare e danno al passato (quei tre colpi appunto) il potere di decidere per il presente.

Nel golf si conta ogni singolo tiro, su nove o diciotto buche. E a volerla vedere da una prospettiva “interiore” è come dire “i conti si fanno alla fine”, questa è una tappa del percorso. Eppure vedi tanti potenziali bravi giocatori crollare o dedicarsi in modo malsano alla ricerca di quello swing perfetto. Ma il vero obiettivo del gioco qual è?

Quante volte vedi persone attente più alla forma che alla sostanza? Volgi uno sguardo alla tua vita: ti sei mai sentito come il giocatore di golf indicato da Hogan, quello che ha il miglior swing di tutti ma rimane a giocare una vita nel campo pratica?

Nel golf si pratica la fiducia in se stessi. Ogni volta che tiri una pallina nessuno può garantirti che sarà una battuta precisa, lunga ed efficace. Ciò che puoi fare e che è sotto il tuo controllo è dare il tuo meglio a ogni colpo, concentrato e rilassato, seguendo quelli che sono i veri scopi del gioco: la prestazione, l’apprendimento e il divertimento.

Hai capito bene: divertimento. Il segreto si trova qui. Sì, divertiti e lascia stare i dubbi legati alla paura di sbagliare. Perché è proprio il dubbio una delle principali cause di errore nello sport e nella vita. Più aumenta la paura (dubbio) più diminuisce la fiducia in te stesso. La cosa buffa è che da bambino le cose stavano diversamente. Infatti molti studi evidenziato il fatto che i bambini hanno molta fiducia nelle proprie capacità. Poi arriva un adulto che compromette il loro straordinario talento. Questo TUO straordinario talento.

Ti ricorda qualcosa? Un genitore troppo severo o troppo permissivo? Un insegnante odioso che segava ogni tuo tentativo di emergere? Un capo frustrato che premia non si sa bene che cosa?

Nel golf c’è un sacco di tempo per pensare. Ogni volta che effettui un tiro hai una lunga passeggiata da fare. Evita di parlare con la voce interiore, quella che ti dice che non vai bene o quella che ti lusinga con facili complimenti (leggi critiche mascherate).

Quindi quando, tra un tiro e l’altro, ti capiterà di pensare “cosa ho fatto di sbagliato? Cosa succederà al mio punteggio se sbaglio un’altra buca? Chi sono io? Sono lo swing sbagliato o quello che arriva dove voglio andare?” e rispondi a te stesso “è solo un gioco interiore”. Evita di confondere un comportamento con la tua identità. Perché quello che hai sbagliato è ciò che hai pensato di essere, e l’altro, quello che arriva dove tu vuoi, invece è il tuo io, rimasto in attesa da tutto questo tempo che tu lo faccia uscire.

Ora che lo sai puoi scegliere: vuoi rimanere con il tuo swing perfetto a giocare in un campo pratica, o vuoi uscire e divertirti a superare le sfide che incontrerai?

Si tratta di raggiungere l’obiettivo con il minor numero di colpi. Si tratta di avere fiducia nei propri mezzi, di correre il rischio di finire in un “bunker” (buca di sabbia) e di avere la capacità interiore (mentale) di venirne fuori e arrivare in buca (traguardo).

Il golf rimane e rimarrà comunque un gioco anche se può essere visto come la metafora della vita. Per cui, quando giochi, divertiti, proprio come fanno i bambini…

E ricorda: che tu sia sul campo oppure dove ti trovi ora, dai il tuo meglio.